Archivio per aprile 2011

Il cielo stellato come non l’avete mai visto

29 aprile 2011

Orione 3000 volte più lumionosoTremila volte più luminoso. Per realizzare quest’impressionante visuale della volta celeste, il ventottenne Nick Risinger ha unito trentasettemila fotografie, scattate tra gli Stati Uniti e il Sudafrica. Il risultato è il Photopic Sky Survey, una sorta di “Google Maps” del cielo notturno, interamente navigabile e zoomabile.

Originario di Seattle, Nick Risinger era alle prime armi con l’astrofotografia quando a marzo 2010 ha dato il via al suo ambizioso progetto. “Volevo mostrare a tutti la bellezza naturale che, pur essendo tutta intorno a noi, ci risulta nascosta”, spiega in un’intervista a Wired.com.

Ciascuna delle immagini utilizzate è frutto della combinazione di numerosi scatti. Ogni inquadratura è stata infatti fotografata in tre colori e tre diverse esposizioni (corta, media, lunga). Lo scopo era quello di massimizzare la luminosità e facilitare il processo di rimozione digitale del “rumore” che necessariamente fa perdere di nitidezza ogni scatto singolo.

Il lavoro di Risinger è il primo al mondo a presentare una visuale completa della volta celeste ottenuta da tre colori. Le immagini di Google Sky, ad esempio, sfruttano unicamente i canali rosso e blu.

Rispetto all’analoga mappa interattiva offerta da Google, inoltre, il Photoptic Sky Survey ha un’aspetto molto meno frammentario. Le fotografie combaciano alla perfezione, riproducendo con estremo realismo la sensazione del vero cielo notturno.

Immagine della galassia

Perdete qualche minuto sulla versione interattiva di quest’immagine. Andate alla ricerca delle costellazioni e degli oggetti più noti – magari con l’aiuto dei disegni e delle didascalie (disponibili in un clic grazie al tasto “i” in basso). Qualche consiglio per il “tour spaziale” introduttivo? Orione e la sua Nebulosa, lo scorpione, la Via Lattea, la Galassia di Andromeda, le due Nubi di Magellano, le Pleiadi, la Nebulosa Elica (sta tra l’acquario e il pesce australe).

Una volta completata la prima esplorazione guidata, andate da soli alla scoperta delle ricchezze del cielo: il Photopic Sky Survery valorizza in particolar modo gli ammassi stellari, aperti e globulari, ma anche le nubi stellari e i gruppi di galassie. Date un’occhiata tra la Vergine, il Leone e la Chioma di Berenice…

E magari segnalate voi stessi i “posti” più interessanti in cui vi siete imbattuti, in modo che anche gli altri lettori possano andare a curiosare!

Un anniversario molto spaziale

12 aprile 2011

Oggi cade il cinquantenario del volo di Yuri Gagarin nello spazio: il 12 aprile 1961, a bordo della capsula Vostok 1, il comsonauta sovietico fu il primo uomo a lasciare l’atmosfera e entrare nell’orbita terrestre. Da qualche giorno le celebrazioni impazzano per la rete, e non si contanto i video commemorativi, le iniziative dedicate, i post a tema. Potevamo essere da meno? Ovviamente no.

Quel che vi proponiamo qui sul blog è una breve selezione delle trovate più interessanti e simpatiche comparse nei siti italiani e stranieri. Cominciamo dal Doodle del giorno (ovvero il logo di Google):

Andando direttamente sulla homepage del motore di ricerca, si può vederlo in versione animata.

Poi un duetto musicale davvero unico tra Cady Coleman, astronauta americana ora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ma anche flautista dilettante, e il leader della rock band inglese Jethro Tull, flautista anche lui:

Per chi ha un po’ di pazienza, “First Orbit”, nuovissimo documentario “in tempo reale” sull’avventura di Gagarin, filmato a bordo della stazione ISS:

E infine, piccola nota di amarezza, un breve cartone animato del 1996, vincitore della Palma d’oro a Cannes. Il titolo è, manco a dirlo, “Gagarin”:

Ricordiamo poi che oggi, alle ore 21, si terrà alla Sala Curò di Piazza della Cittadella (Bergamo) la conferenza “La conquista dello spazio”, tenuta dal nostro Davide Dal Prato, dal giornalista e scrittore Paolo Aresi, e dal giornalista scientifico Eugenio Sorrentino. In collegamento interverrà anche Franco Malerba, il primo astronauta italiano!

Rubbia, neutrini e gomitoli di lana

6 aprile 2011

29 marzo: ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso parte l’esperimento ICARUS. Lo stesso giorno, “Carlo Rubbia” (e le virgolette, vedremo, sono d’obbligo) espone ai lettori del Corriere il meccanismo e le finalità di questo progetto che vede l’Italia all’avanguardia mondiale. Un rivelatore di 600 tonnellate a 1400 metri di profondità intercetterà i neutrini “sparati” dal CERN di Ginevra e ne studierà le proprietà. Il fascio prodotto in Svizzera, spiega l’articolo, viaggia a velocità prossime a quella della luce e attraversa 732 kilometri di roccia prima di “riaffiorare” in prossimità del Gran Sasso grazie alla rotazione terrestre.

Il percorso dei neutrini da Ginevra al Gran Sasso (fonte: CERN)

Grazie alla rotazione terrestre? C’è qualcosa che non va, e non serve conoscere nei dettagli il comportamento dei neutrini per accorgersene. La questione è semplice: rispetto alla velocità a cui si muovono le particelle in questione (quasi 300’000 km/s!), la rotazione terrestre è insignificante. I “proiettili” lanciati dal CERN impiegano circa due millesimi di secondo per riemergere ai laboratori del Gran Sasso, e in quel minuscolo intervallo di tempo la superficie terrestre si è spostata di un’ottantina di centimetri: molto poco rispetto ai circa 2 kilometri di larghezza del fascio che arriva ai rivelatori di ICARUS. Nei documenti ufficiali che illustrano il progetto della parola “rotation” non c’è traccia, e anche Adriano di Giovanni, fisico dei neutrini e ricercatore presso i Laboratori del Gran Sasso, ci conferma: “L’effetto della rotazione terrestre su un oggetto che viaggia alla velocità della luce produce un’incertezza trascurabile, rispetto alle dimensioni della distribuzione di arrivo dei neutrini qui ai Laboratori.” In altre parole: la “pennellata” di neutrini è talmente ampia che con o senza rotazione terrestre le particelle colpirebbero ugualmente il loro bersaglio.

Ma allora, cosa aveva in mente chi ha scritto l’articolo? Probabilmente, un altro concetto: curvatura. Se infatti la superficie terrestre non fosse curva, nessun oggetto rettilineo che entri nella crosta potrebbe riemergerne, sia esso un fascio di neutrini o qualsiasi altra cosa. Pensiamo a un ago diritto conficcato in un materasso: non può collegare tra loro due fori sulla stessa faccia. Infilando un ago in un gomitolo di lana, invece, lo si potrà attraversare da parte a parte anche in punti non opposti. Questo perché il gomitolo è sferico – dunque curvo, non certo perché gira (potrebbe benissimo essere fermo) o perché l’ago è fatto di neutrini (non lo è). Insomma, è grazie alla curvatura terrestre che il fascio di neutrini studiato da ICARUS può “conficcarsi” nella Terra a Ginevra e riemergere al Gran Sasso.

Improbabile che Carlo Rubbia in persona incappi in simili imprecisioni: proprio lui che nel 1977 ha ideato il meccanismo base dell’esperimento e da allora ne segue la messa in atto! Non sarà allora che l’articolo l’avrà scritto qualcun altro, magari rielaborando solo alcune parole del premio Nobel?
Comunque sia, è lecita una domanda: al Corriere la firma di Rubbia interessa come garanzia di chiarezza e attendibilità scientifica, o piuttosto come puro specchietto per le allodole, buono a prescindere dai contenuti e dall’effettiva paternità dei testi?

Seguire il Sole alla maniera dei greci

4 aprile 2011

Il “computer” più antico della storia è stato scoperto nel 1901 nelle acque al largo del Peloponneso, in Grecia. È il Meccanismo di Anticitera, un sistema di ingranaggi risalente a più di duemila anni fa ma complesso come un orologio dell’Ottocento. Era in grado di calcolare fasi lunari, eclissi, posizioni del sole e dei pianeti, e la sua precisione estrema era frutto di accorgimenti tecnici sofisticati: distingueva ad esempio tra il tempo in cui la Luna compie una rivoluzione completa attorno alla Terra (mese siderale, 27 giorni e 8 ore) e quello che intercorre tra una luna nuova e la successiva (mese sinodico, 29 giorni e 13 ore), e questo grazie a schemi costruttivi che in Europa sarebbero stati riscoperti solo dopo la Rivoluzione Scientifica. Teneva conto degli anni olimpici e includeva perfino un rudimentale “manuale di istruzioni” destinato ai non-esperti.

Il centro della "raggiera" zodiacale è spostato rispetto a quello della ruota principale (fonte: Wired.com)

Lo storico James Evans ha svelato in una recentissima conferenza un dettaglio finora ignoto: il congegno “sapeva” che la velocità del Sole attraverso lo Zodiaco varia nel corso dell’anno.
Da Keplero in poi sappiamo che l’orbita terrestre non è una circonferenza perfetta, bensì un’ellisse, e che il nostro pianeta accelera e rallenta nel suo moto di rivoluzione a seconda della distanza dal Sole: il movimento della nostra stella attraverso le costellazioni ci appare così più veloce o più lento in momenti diversi dell’anno. Pur non comprendendone le ragioni, gli astronomi dell’età ellenistica conoscevano questo fenomeno, e i costruttori del Meccanismo di Anticitera avevano escogitato un modo tanto semplice quanto ingegnoso per riprodurlo: gli spazi corrispondenti ai segni zodiacali sulla ghiera che fungeva da indicatore non erano uguali fra loro, ma erano tanto più ampi quanto più lento era il movimento del Sole nel periodo relativo. Con questo sistema, gli ingranaggi potevano ruotare sempre con la stessa andatura, perché era la geometria stessa del “display” a render conto della disuniformità.

Il Meccanismo di Anticitera è stato ritrovato nel relitto di una nave del Primo Secolo che, presumibilmente, stava trasportandolo a Roma come parte di un bottino. Le sue ruote di bronzo sono rimaste quasi duemila anni sepolte dal mare e sono pertanto profondamente danneggiate e corrose: questo ha reso le ricerche sul dispositivo lente e difficili, e nuovi particolari sulla suo funzionamento emergono ancora adesso, a più di un secolo dal suo rinvenimento. Si tratta di un reperto unico in campo archeologico: non si conosce nessun altro congegno analogo risalente al periodo greco-ellenistico, e anche se la letteratura racconta di macchinari simili costruiti da Archimede non è chiaro se ci siano connessioni tra essi e il Meccanismo di Anticitera.
È stato comunque accertato che il congegno risale approssimativamente al Secondo Secolo prima di Cristo e il suo livello tecnologico conferma l’estremo avanzamento dell’ancora poco nota scienza ellenistica. Non è del tutto chiaro, invece, quale fosse il suo utilizzo: fin troppo elaborato per essere uno strumento di navigazione, era anche così “miniaturizzato” da non essere adatto all’esposizione pubblica come pura fonte di stupore.

Quest’insieme di unicità, complessità e mistero ha ovviamente alimentato a non finire la fantasia dei fantarcheologi (che ancora oggi vedono nel Meccanismo di Anticitira la prova dell’esistenza di Atlantide e/o di contatti con civiltà aliene in età antica), ma lo ha anche reso un oggetto estremamente popolare sulla rete: non si contano le pagine internet su di esso e i video che lo riguardano. Tra i migliori, eccone uno realizzato dall’Università di Napoli:


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