Archivio per gennaio 2014

LA MUSICA DELL’UNIVERSO

31 gennaio 2014

L’Universo da sempre è stato custode delle speranze e aspirazioni del genere umano il quale, attratto dal suo incommensurabile mistero, vi ha sempre associato un ideale di perfezione ed armonia comparabile unicamente a quello assegnato alla magica commistione di suoni nella creazione di ciò che noi comunemente definiamo musica.

Le evidenti somiglianze riscontrabili nei due ambiti vengono ad essere palesate dalla condivisione di un medesimo linguaggio esplicativo, rappresentato dalla matematica. Ma il nesso tra le armonie celesti e sonore si limita realmente a questo?

Furono per primi gli antichi, affidandosi prettamente ad una teoria filosofica piuttosto che scientifica, ad ipotizzare che il legame fra i due campi fosse ben più profondo di ciò che alla limitata mente umana era concesso comprendere.

Così Pitagora, nel VI secolo a.C., parlava di “musica delle sfere” andando ad istituire un’uguaglianza tra le lunghezze armoniche delle corde sonore e le distanze che intercorrevano tra le dieci sfere celesti ospitanti i pianeti di cui egli riteneva fosse composto il Cielo; secondo il suo pensiero dal movimento di rivoluzione e rotazione di ciascun astro si sarebbe infatti originato un  suono continuo, impercettibile a noi umani in quanto esseri imperfetti, ma che unito agli altri avrebbe generato un’armonia da cui la stessa vita terrestre sarebbe stata influenzata. Attenendosi a quella che era l’ideologia greca contemporanea, considerava quindi il cosmo come una grande scala musicale, in cui i suoni acuti erano prodotti da Saturno e dalle stelle fisse e in cui il Sole era necessario affinchè regnasse l’equilibrio, generando la nota di unificazione fra due tetracordi (intervalli di quarta giusta).armonia_delle_sfere

Ma i concetti pitagorici non furono abbandonati, bensì dopo i seguaci del filosofo dell'”Ipse dixit”, anche Platone all’interno de “La Repubblica” riconfermò la tesi dell’esistenza di una musica celeste attraverso il cosiddetto mito di Er.  In questo racconto egli palesa la propria idea di Universo: composto da otto cerchi rotanti su ciascuno dei quali sono posti un pianeta e una sirena (la quale emette un unico suono), il Cielo ospiterebbe, secondo lo studioso, un canto senza fine, espressione dell’armonia celeste a sua volta modello per la musica terrestre .

La dottrina antica venne poi ripresa e rielaborata dalla filosofia magico-ermetica del XVI secolo la quale, specialmente grazie all’apporto di Robert Fludd, diede vita all’idea di un Universo suddiviso nelle sfere dei pianeti, delle stelle e degli angeli a loro volta disposte verticalmente sul “monocordo accordato dalla mano divina”: in questo modo architettura e musica diventavano strumenti inscindibili del Creatore.

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Infine addirittura Keplero, forse perchè fortemente condizionato dal maestro ermetico Brahe, all’interno dell’opera  “Harmonices Mundi” del 1619, sottolineò lo stretto contatto tra astronomia e musica osservando come la velocità angolare massima e minima di un pianeta differiscano di una lunghezza che approssima una particolare proporzione armonica corrispondente al semitono.

Con il progredire degli anni, ovviamente, le numerose strumentazioni ci hanno concesso di comprendere quale sia la reale disposizione degli astri a noi più vicini ma soprattutto, e questo è ciò che ci interessa, ci hanno dimostrato come le onde acustiche, in realtà, non possano propagarsi nello Spazio essendo questo caratterizzato dal vuoto. Nonostante ciò, qualche ambizioso scienziato non si è arreso e, perseverando nella ricerca di qualche segnale interplanetario, ha dimostrato che in fondo Pitagora aveva ragione.

I pianeti, le stelle, i buchi neri infatti producono vibrazioni e deformazioni della trama spazio-temporale dovute al proprio movimento le quali riescono a propagarsi nell’Universo mediante le onde radio e le onde gravitazionali (la scoperta di queste ultime è da imputare ad Einstein). Arrivando sino a noi, le prime possono essere facilmente captate dai radiotelescopi e quindi convertite in suono (attraverso il medesimo meccanismo che permette il funzionamento delle nostre radio), le seconde invece, molto più sfuggenti, possono essere registrate mediante l’utilizzo di recenti tecnologie quali i rilevatori risonanti.planetalignment_white

I risultati sino ad ora ottenuti sottolineano la reale esistenza di una sovrapposizione di suoni celesti i quali tuttavia presentano una frequenza talmente bassa da non poter essere udita; per esempio il buco nero della galassia NGC 1275 produce un SI appartenente ad una tonalità 57 volte più bassa rispetto a quella del Do centrale e tutti i pianeti del Sistema Solare note 28 volte più gravi.

Ma la radioastronomia ha obiettivi che non si limitano a ciò: gli impulsi percepiti sono infatti fondamentali per lo studio delle pulsar, dei buchi neri e addirittura degli eventi universali più violenti, incluso il Big Bang, argomenti che con un semplice telescopio non si potrebbero mai approfondire, argomenti in cui il suono diventa sinonimo di possibilità di conoscenza.

Concludendo, si può dire che sì, Pitagora aveva ragione: l’Universo è una vera e propria orchestra, impegnata in un eterno concerto, di cui noi umani, a causa della nostra limitatezza, non avremo mai il biglietto ma di cui comunque faremo inconsciamente sempre parte, diretti da un Maestro misterioso.

Dalila Invernici

Studentessa della classe 4°N del Liceo Mascheroni in alternanza scuola-lavoro presso la Torre del Sole.

Nuova scoperta: supernova SN2014J

28 gennaio 2014

Come spesso accade le grandi scoperte nel mondo della scienza avvengono in maniera del tutto fortuita. Curiosità e osservazione, componenti principali del metodo scientifico, ci conducono su strade sconosciute che inaspettatamente ci introducono a nuovi saperi.

E’ così che nella notte del  21 gennaio 2014 il  Dr. Fossey dell’Università di Londra, durante una lezione con degli studenti di astrofisica, scopre una delle più luminose supernove degli ultimi tempi. Una di quelle scoperte che lasciano il segno e vengono ricordate nei libri di scienza. Sono bastati 10 minuti al telescopio dell’Università di Londra, per passare alla storia acquisendo spettri e immagini del cataclisma cosmico.

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Immagine con dati catturati tra il 2007 e 2013 Image Credit: NASA/Swift/P. Brown, TAMU

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Immagine di M82 del 22 Gennaio 2014 Image Credit: NASA/Swift/P. Brown, TAMU

LA STORIA

“Il meteo stava peggiorando – rivela il Dr. Fossey – così invece della lezione pianificata per la classe di Astronomia, ho dato agli studenti una dimostrazione introduttiva di come usare la camera CCD su uno dei telescopi automatici da 35 centimetri dell’Osservatorio”. Gli studenti scelgono cosa puntare. L’obiettivo stavolta era M82, la brillante e fotogenica galassia Sigaro posizionata nella costellazione dell’Orsa Maggiore, accessibile quella notte solo attraverso una piccola porzione visibile di volta celeste londinese.

Durante il puntamento del telescopio, il Dr. Fossey nota una nuova “stella” sovrapposta alla galassia, mai vista nelle precedenti osservazioni. Immediatamente analizza online l’archivio di immagini disponibili della M82.  Era evidente il nuovo astro. Con le nubi in arrivo, non c’era quasi più tempo di controllare. Una rapida serie di esposizioni di 1-2 minuti attraverso diversi filtri, poi subito la ripresa dell’oggetto per misurarne la luminosità e il colore. Nel frattempo si attiva un secondo telescopio per ottenere una seconda fonte di preziosi dati, ossia per assicurarsi di non aver preso un granchio, per scongiurare qualsiasi errore strumentale. Alle 19:40 ore di Londra, le nubi quasi conquistano la Specola. C’è appena il tempo di effettuare una seconda presa di dati per confermare la natura astronomica della sorgente. Poiché non c’erano online notizie ufficiali di scoperta su quella fetta di cielo, il Dr. Fossey  comprende di essere il primo. Forse la sorgente è una Supernova. Non c’è tempo da perdere. Trasmette un Alert alla comunità astronomica mondiale per la conferma della scoperta e, cosa più importante, per ottenere uno spettro di verifica che potrebbe validare o meno la natura della Supernova, preferendola ad altri fenomeni celesti come un asteroide di “passaggio” sulla galassia! Fossey  prepara così il Report per la International Astronomical Union, da inviare al Central Bureau for Astronomical Telegrams.  Non appagato, lancia un Alert anche al team di ricerca delle Supernova negli USA che ha facile e immediato accesso alle strutture di spettroscopia più avanzate al mondo. Gli spettri collezionati dagli astronomi si moltiplicano con le osservazioni di altri centri di ricerca. I dati confermano che la nuova Supernova esplosa in M82 è di categoria Ia, forse in un sistema binario. Il report ufficiale della IAU conferma che Fossey è stato il primo. La SN2014J è sua.

Incredibilmente programmi professionali di ricerca supernova, come il LOSS, AST e LASSST, e anche esperti ricercatori amatoriali come il giapponese Itagaki, non si sono accorti dell’oggetto. Su un’immagine di Itagaki ripresa il 15 gennaio la supernova era già presente e di mag. +14,4 quindi è presumibile che la prima luce dell’esplosione sia giunta fino a noi fra il 14 e il 15 gennaio. In un’immagine profonda del MASTER ottenuta il 13 gennaio la supernova infatti non compare.

Una sequenza d'immagini scattate da Itagaki tra il 14 e 15 gennaio.

Una sequenza d’immagini scattate da Itagaki tra il 14 e 15 gennaio.

LA SUPERNOVA SN2014J

Questa supernova è lo stadio finale di una stella nella galassia M82, non localizzata nel nucleo, ma a 58 arcosecondi ad ovest-sudovest. Si tratta infatti della supernova più vicina a noi dopo quella esplosa nel 1987 nella Grande nube di Magellano che si rese visibile ad occhio nudo raggiungendo la mag. +3.

Purtroppo, anche il telescopio spaziale Hubble, non è stato in grado di individuare la stella progenitrice, nelle fotografie antecedenti all’esplosione. Questa impossibilità è causata dalla abbondante polvere interstellare del disco galattico che nasconde la “visuale”.

M82 è una galassia irregolare soprannominata “Sigaro” posta nella costellazione dell’Orsa Maggiore e distante circa 12 milioni di anni luce; in prospettiva è posizionata di taglio e non è quindi possibile vedere le sue spirali dalla nostra Terra.  Insieme alla sua stupenda compagna M81 formano una delle coppie di galassie più fotogeniche e bersagliate dagli astrofili in questo periodo dell’anno, a metà della notte, è già alta verso lo zenit.

A questa supernova è stata data la sigla SN2014J: SN – supernova; 2014 – è l’anno in cui è stata scoperta; J – è la decima lettera dell’alfabeto, perché è la decima Supernova  dall’inizio dell’anno. È una supernova di Tipo Ia, la più violenta.   Le  analisi spettrali della luce della SN2014J, suggeriscono che debba ancora esprimere tutto il suo fulgore prima di raggiungere il massimo. Le supernove di tipo Ia sono in genere frutto della totale disintegrazione della massiccia stella progenitrice, i cui frammenti in espansione a 20mila Km/s vengono scagliati nello spazio per decine di anni luce distruggendo tutto quello che incontrano. Un vero cataclisma in grado di distruggere ipotetici sistemi planetari alieni posti nelle vicinanze.

La classificazione delle supernove viene fatta sulla base delle caratteristiche della loro curva di luce e delle linee di assorbimento dei diversi elementi chimici che appaiono nei loro spettri. Una prima divisione viene effettuata sulla base della presenza o dell’assenza delle linee dell’idrogeno. Se lo spettro della supernova presenta tali linee, essa viene classificata come di Tipo II; altrimenti è di Tipo I. Ognuna di queste due classi è a sua volta suddivisa in base alla presenza di altri elementi chimici o alla forma della curva di luce.

Quando raggiungono il picco di luminosità, le Supernova Ia non solo sono estremamente brillanti e per questo visibili anche a miliardi di anni luce di distanza ma presentano anche una luminosità intrinseca costante. Questa proprietà le rende “candele standard“ di eccezionale utilità per la determinazione delle distanze intergalattiche. Saul PelmutterAdam Riess e  Brian Schimdt studiando la luminosità delle Supernova-Ia a grandi redshifts hanno scoperto l’espansione accelerata dell’Universo e hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2012.

Considerata la distanza di questa galassia, 12 milioni di anni luce, il cataclisma deve essere avvenuto quando sulla Terra il genere umano non esisteva ed era ancora soltanto un’idea nei sistemi evolutivi del nostro pianeta. Dopo 12 milioni di anni la luce di questo potente cataclisma è arrivata ai nostri occhi, visibile grazie alle ottiche dei telescopi moderni.

L’esplosione di Supernova più luminosa mai registrata, almeno da quando ci sono tracce scritte di osservazioni celesti, è avvenuta nell’Anno Domini 1006 all’interno della nostra Galassia. Per molti giorni è stato l’astro più luminoso del cielo e visibile anche di giorno.

Ora la SN2014J è alla portata di tutti gli astrografi. È sufficiente un piccolo telescopio amatoriale. Le galassie M81 e M82 formano un doppietto piuttosto osservato, tipico del periodo invernale. Attualmente la supernova è ad una magnitudine di circa +11, ma non è detto che la sua luminosità aumenti tanto da poter essere vista non solo in fotografia ma anche nel visuale o addirittura con un buon binocolo. Il 25 gennaio 2014 da Passo Pertus – BG è stata possibile osservarla con un telescopio Celestron C8 a medio ingrandimento. Scattando una foto di M81 e M82 è possibile mettere in evidenza la supernova.

Autore: Massimiliano Zulian (Parco Astronomico la Torre Del Sole-Circolo Astrofili Bergamaschi) Dati tecnici:
Camera Canon 1100d modificata JTW Astronomy.
Telescopio Takahashi FS 78 ridotto a f/4,9
16 pose da 120s a 800 iso
8 pose da 120s a 1600 iso
Elaborazione: Dss, Nebulosity, Photoshop CS6

Purtroppo M81 e M82 fanno parte degli oggetti celesti del profondo cielo, quindi non osservabili ad occhio nudo. Per tentare di trovarle nel cielo dovete guardare verso Nord, in direzione del Grande Carro e puntando un telescopio non lontano dalla stella Dubhe è possibile scorgere lo sbuffo luminoso della galassia Sigaro con una stella brillante che è la supernova SN2014J.

Modulo cielo per attività Stellarium

Se non vi è possibile usare un telescopio, potete recarvi in un osservatorio astronomico oppure collegarvi ai tanti siti che danno immagini molto aggiornate, per esempio:

Ultime immagini della supernova

Astrobin – asrografi amatoriali

News dallo spazio

Clicca sull’immagine per vedere la sequenza di foto della galassia M82

M82SN_ArrowBlock

APOD 24 gennaio 2014
Image Credit & Copyright: Adam Block, Mt. Lemmon SkyCenter, U. Arizona

Ancora una volta il cielo ci regala preziose informazioni sulle dinamiche di un Universo in continua evoluzione. Dinamiche su scale di tempo assolutamente lontane dalla nostra quotidianità, all’interno delle quali è ancora molto difficile capire la nostra collocazione. Speriamo che questa sia l’occasione per aggiungere uno dei tanti tasselli mancanti alla nostra conoscenza dello spazio e delle energie che lo dominano.

Turn over nella vita di Giovanni Keplero

19 gennaio 2014

Misuravo i cieli, ora fisso le ombre della terra

Johannes Kepler Kopie eines verlorengegangenen Originals von 1610

Keplero, professore di matematica, musicista, esperto latinista e assistente di Tycho Brahe, nasce in Germania a Weil nel 1571 e muore a Regensburg nel 1630. Deve aspramente lottare con protestanti e cattolici per le sue idee e solo a fatica riesce a procurarsi i mezzi per pubblicare le sue opere. In una delle sue prime esperienze esalta attraverso la poesia lirica la bellezza, la perfezione e la divinità dell’universo  in cui vedeva l’immagine della trinità divina. Al centro del mondo starebbe il sole, immagine di Dio Padre, dal quale deriverebbe ogni luce, ogni calore e ogni vita. Il numero di pianeti e la loro disposizione intorno al sole risponderebbero ad una precisa legge di armonia geometrica. I sei pianeti costituirebbero infatti un poliedro regolare e si muoverebbero secondo sfere inscritte o circoscritte al poliedro delineato dalla loro posizione reciproca. In quest’opera attribuiva il movimento dei pianeti ad una loro anima motrice. Nei suoi scritti astronomici ed ottici al posto delle intelligenze capaci di produrre movimenti pone forze puramente fisiche e ritenne il mondo legato alla quantità e la materia legata ad un ordine geometrico. Rimane però sempre fedele al principio che l’oggettività del mondo si fa capo alla proporzione matematica contenuta in tutte le cose. Proprio grazie a questo principio Keplero scopre le leggi dei movimenti dei pianeti.

Grazie alle osservazioni di Tycho Brahe, infine, riesce a correggere la dottrina di Copernico, che pone il sole al centro del sistema delle orbite dei pianeti componenti il sistema solare, e riconosce nella proporzione matematica l’oggettività naturale. Keplero viene ricordato soprattutto per i suoi studi empirici circa le orbite descritte dai pianeti attorno alla stella; più precisamente il Sole. Secondo il matematico, che poco più di 30 anni dopo la morte dell’astronomo polacco Copernico riprese in considerazione i suoi lavori, elaborò le seguenti ipotesi mai dimostrate scientificamente da lui:

1° legge «L’orbita descritta da un pianeta è un’ellisse, di cui il Sole occupa uno dei due fuochi»

 2° legge « Il segmento (raggio vettore) che unisce il centro del Sole con il centro del pianeta descrive aree uguali in tempi uguali»

3° legge «Il quadrato dei tempi che i pianeti impiegano a percorrere le loro orbite sono proporzionali ai cubi delle loro distanze medie dal sole» .

La 3° legge è, a nostro avviso,  la più interessante dimostrabile, molto semplicemente, conoscendo la legge di gravitazione universale di Newton promulgata però, circa un centinaio di anni dopo. Essa afferma che nell’universo ogni punto materiale attrae ogni altro punto materiale con una forza che è direttamente proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza .

NewtonsLawOfUniversalGravitation

dove:

  • F è la forza tra le masse,
  • G è la costante di gravitazione universale,
  • m1 è la prima massa,
  • m2 è la seconda massa, e
  • r è la distanza tra i centri delle masse.

La terza legge di Keplero si può rappresentare mediante la seguente formula matematica:

T²/a³=K

Questo rapporto dovrebbe risultare, per tutti i pianeti del sistema solare pari a  1.

Distanze medie dei pianeti dal Sole e loro periodo di rivoluzione

PIANETA

DISTANZA MEDIA DAL SOLE (UA)

PERIODO DI RIVOLUZIONE (ANNI)

Mercurio

0,387

0,241

Venere

0,723

0,615

Terra

1

1

Marte

1,524

1,881

Giove

5,203

11,862

Saturno

9,539

29,458

Urano

19,19

84,014

Nettuno

30,06

164,79

Plutone

39,53

248,5

Mensus eram coelos, nunc terrae metior umbras. Mens coelestis erat, corporis umbra iacet

“Misuravo i cieli, ora fisso le ombre della terra. La mente era nella volta celeste, ora il corpo giace nell’oscurità”, è emblematico l’epitaffio sulla lapide fatto incidere per sua volontà, proprio da Giovanni Keplero, dopo la sua morte, nel 1630.

Manuel Gherardi e Matteo Prando

alunni della 3AL del Liceo Turoldo di Zogno – BG, in alternanza scuola lavoro presso La Torre del Sole.

Appuntamento con la Scienza di Gennaio: NUOVI ORIZZONTI ASTRONOMICI

14 gennaio 2014

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NUOVI ORIZZONTI ASTRONOMICI

Un futuro di grande strumentazione innovativa ed eccitanti nuove conoscenze.

I grandi e i piccoli passi del progresso scientifico sono dovuti a nuove idee, grande lavoro e strumentazione d’avanguardia e innovativa.

In cosmologia e astrofisica già viviamo in parte nel futuro avendo mezzi di indagine potenti, sia funzionanti che in fase di studio e costruzione.

Percorreremo assieme alcuni di questi nuovi sentieri di conoscenza in modo semplice, spingendo la nostra curiosità di sapere verso le prime fasi della formazione della luce e verso la rivelazione dei segnali che ci vengono inviati da cataclismi cosmici attraverso le onde gravitazionali.

Relatore: Dr. Prof. Guido Chincarini – Università degli Studi di Milano Bicocca – Osservatorio Astronomico di Brera.

Giovedì 30 gennaio 2014 ore 21.00
presso la Sala conferenze della Torre del Sole – Brembate di Sopra

Ingresso € 3,00

Per informazioni e prenotazioni:
tel. 035621515
mail: info@latorredelsole.it

TRANSITO DELLA TERRA DA GIOVE 5 gennaio 2014

4 gennaio 2014

Il 5 gennaio 2014 se noi ci trovassimo su Giove potremmo vedere il transito della Terra sul Sole. Un transito della Terra viene osservato da Giove ogni qualvolta la Terra si interpone fra il pianeta e il Sole, oscurandone una piccola parte del disco, proprio come i pianeti extrasolari che conosciamo in transito; durante un simile evento, un ipotetico osservatore su Giove potrebbe osservare la Terra come un disco nero che attraversa il disco solare. Osservando Giove da terra ed usandolo come uno specchio, saremo in grado di vedere il transito della Terra riflesso dalla luce di Giove. Questo potrebbe aiutare la ricerca a capire l’atmosfera dei pianeti extrasolari in transito davanti alle loro stelle. Quella notte quindi i grandi telescopi saranno puntati su Giove per cercare di vincere questa sfida ambiziosa, visto che i prossimi transiti saranno il 13 luglio 2020 e 13 gennaio 2026. I transiti della Terra da Giove si ripetono ogni 83 anni; i transiti di dicembre-gennaio, come quelli di giugno-luglio, ricorrono ordinatamente a distanza di 12, 12, 12 e 47 anni.

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prendete nota delle date dei prossimi transiti nel sistema solare, consigliabili sono quelli di Giove visto da Saturno e quello di Urano visto da Nettuno, saranno degli eventi astronomici irripetibili:

Da Marte:
Mercurio 04-06-2014
Venere 19-08-2030
Terra 10-11-2084

Da Giove:
Mercurio 12-01-2018
Venere 25-05-2024
Terra 10-01-2026
Marte 08-07-2040

Da Saturno:
Terra 20-07-2020
Marte 17-05-2024
Mercurio 19-10-2027
Venere 04-01-2028
Giove 18-03-7541

Da Urano:
Marte 13-12-2018
Mercurio 26-10-2020
Terra 17-11-2024
Venere 22-09-2028
Saturno 08-04-2669
Giove 24-10-2714

Da Nettuno:
Marte 05-05-2026
Mercurio 30-11-2037
Venere 27-10-2042
Saturno 29-05-2061
Terra 25-01-2082
Giove 08-08-2188
Urano 17-08-111551

L’OPPOSIZIONE DI GIOVE

3 gennaio 2014

Il 2014 inizia con le migliori condizioni di osservabilità del pianeta Giove; il più grande del sistema solare è sempre facilmente osservabile in queste notti d’inverno.  Nei primi giorni di gennaio Giove sorge a Est intorno alle 18; si potrà quindi vederlo nello stesso momento in cui Venere tramonta verso Ovest.

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Ad occhio nudo è facilmente visibile come una “stella” molto luminosa.

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Il 5 gennaio sarà il momento migliore per osservarlo perchè si troverà in opposizione alla Terra. Questo significa che la Terra e Giove saranno allineati con il Sole, dallo stesso lato della loro orbita.

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L’opposizione, a causa dell’eccentricità delle orbite dei due pianeti, non coincide quasi mai con la minima distanza, che quest’anno verrà raggiunta il 4 gennaio quando i due pianeti si troveranno a 629,88 milioni di km l’uno dall’altro.
Per trovarlo bisogna guardare nella costellazione dei Gemelli, vicino alle stelle delle costellazioni di Orione, del Toro, del Cane maggiore, del Cane minore e dell’Auriga.

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La notte del 5 gennaio lo vedremo nel cielo con un diametro apparente di 47″ e una magnitudine di -2,7 che lo renderanno il luminoso principe del brillante cielo invernale, ma manterrà queste caratteristiche, praticamente invariate, per tutto il mese di gennaio.
Giove venne osservato per la prima volta con un cannocchiale il 7 gennaio del 1610 da Galileo e fu lui a scoprire i suoi quattro satelliti principali: Io, Europa, Ganimede e Callisto .

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Anche con piccoli telescopi o semplici binocoli si possono vedere i quattro satelliti e, ripercorrendo l’esperienza di Galileo, è facile vederne lo spostamento di notte in notte o addirittura i transiti davanti al loro pianeta Giove. Grazie alle sonde moderne oggi sappiamo che Giove possiede in totale 67 satelliti, di cui tre scoperti molto recentemente.
Fondamentale per l’osservazione planetaria è la condizione del seeing, ossia lo stato della turbolenza dell’aria, che influisce sul potenziale dell’ottica che stiamo usando dandoci un immagine più o meno particolareggiata e definita.

Giove è un oggetto celeste molto dinamico, a causa della sua rotazione che avviene in sole 9 ore e 40 minuti circa, è possibile vedere dei cambiamenti da un ora con l’altra.

Una delle strutture più caratteristiche di Giove è la grande macchia rossa, un gigantesco uragano che è presente sul pianeta da almeno 400 anni; ha una dimensione pari a tre volte la Terra.

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Nel 1979 la sonda Voyager 1 scopre gli anelli di Giove, che però non sono osservabili da Terra.

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Ecco quando ci saranno le prossime opposizioni di Giove fino al 2019:

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Già con un binocolo è possibile osservare il pianeta Giove, un classico 10×50 ci mostrerà il disco del pianeta e i suoi quattro satelliti.

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Il modo migliore è stare sdraiati o comodamente seduti.

Bino

Potreste divertirvi a disegnarlo come facevano i primi astronomi e col tempo notereste le sue modificazioni.

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Con un telescopio ed una telecamera e un po’ di pazienza si può ritrarre un’immagine più appagante e ricca di dettagli.

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Giove sarà osservabile per tutto il periodo invernale e molte saranno le serate che dedicheremo alla sua osservazione con il telescopio principale del Parco Astronomico la Torre del Sole.

Potete consultare il programma completo delle osservazioni sul sito  www.latorredelsole.it

Speriamo in cieli sereni!


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