LA MUSICA DELL’UNIVERSO

L’Universo da sempre è stato custode delle speranze e aspirazioni del genere umano il quale, attratto dal suo incommensurabile mistero, vi ha sempre associato un ideale di perfezione ed armonia comparabile unicamente a quello assegnato alla magica commistione di suoni nella creazione di ciò che noi comunemente definiamo musica.

Le evidenti somiglianze riscontrabili nei due ambiti vengono ad essere palesate dalla condivisione di un medesimo linguaggio esplicativo, rappresentato dalla matematica. Ma il nesso tra le armonie celesti e sonore si limita realmente a questo?

Furono per primi gli antichi, affidandosi prettamente ad una teoria filosofica piuttosto che scientifica, ad ipotizzare che il legame fra i due campi fosse ben più profondo di ciò che alla limitata mente umana era concesso comprendere.

Così Pitagora, nel VI secolo a.C., parlava di “musica delle sfere” andando ad istituire un’uguaglianza tra le lunghezze armoniche delle corde sonore e le distanze che intercorrevano tra le dieci sfere celesti ospitanti i pianeti di cui egli riteneva fosse composto il Cielo; secondo il suo pensiero dal movimento di rivoluzione e rotazione di ciascun astro si sarebbe infatti originato un  suono continuo, impercettibile a noi umani in quanto esseri imperfetti, ma che unito agli altri avrebbe generato un’armonia da cui la stessa vita terrestre sarebbe stata influenzata. Attenendosi a quella che era l’ideologia greca contemporanea, considerava quindi il cosmo come una grande scala musicale, in cui i suoni acuti erano prodotti da Saturno e dalle stelle fisse e in cui il Sole era necessario affinchè regnasse l’equilibrio, generando la nota di unificazione fra due tetracordi (intervalli di quarta giusta).armonia_delle_sfere

Ma i concetti pitagorici non furono abbandonati, bensì dopo i seguaci del filosofo dell'”Ipse dixit”, anche Platone all’interno de “La Repubblica” riconfermò la tesi dell’esistenza di una musica celeste attraverso il cosiddetto mito di Er.  In questo racconto egli palesa la propria idea di Universo: composto da otto cerchi rotanti su ciascuno dei quali sono posti un pianeta e una sirena (la quale emette un unico suono), il Cielo ospiterebbe, secondo lo studioso, un canto senza fine, espressione dell’armonia celeste a sua volta modello per la musica terrestre .

La dottrina antica venne poi ripresa e rielaborata dalla filosofia magico-ermetica del XVI secolo la quale, specialmente grazie all’apporto di Robert Fludd, diede vita all’idea di un Universo suddiviso nelle sfere dei pianeti, delle stelle e degli angeli a loro volta disposte verticalmente sul “monocordo accordato dalla mano divina”: in questo modo architettura e musica diventavano strumenti inscindibili del Creatore.

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Infine addirittura Keplero, forse perchè fortemente condizionato dal maestro ermetico Brahe, all’interno dell’opera  “Harmonices Mundi” del 1619, sottolineò lo stretto contatto tra astronomia e musica osservando come la velocità angolare massima e minima di un pianeta differiscano di una lunghezza che approssima una particolare proporzione armonica corrispondente al semitono.

Con il progredire degli anni, ovviamente, le numerose strumentazioni ci hanno concesso di comprendere quale sia la reale disposizione degli astri a noi più vicini ma soprattutto, e questo è ciò che ci interessa, ci hanno dimostrato come le onde acustiche, in realtà, non possano propagarsi nello Spazio essendo questo caratterizzato dal vuoto. Nonostante ciò, qualche ambizioso scienziato non si è arreso e, perseverando nella ricerca di qualche segnale interplanetario, ha dimostrato che in fondo Pitagora aveva ragione.

I pianeti, le stelle, i buchi neri infatti producono vibrazioni e deformazioni della trama spazio-temporale dovute al proprio movimento le quali riescono a propagarsi nell’Universo mediante le onde radio e le onde gravitazionali (la scoperta di queste ultime è da imputare ad Einstein). Arrivando sino a noi, le prime possono essere facilmente captate dai radiotelescopi e quindi convertite in suono (attraverso il medesimo meccanismo che permette il funzionamento delle nostre radio), le seconde invece, molto più sfuggenti, possono essere registrate mediante l’utilizzo di recenti tecnologie quali i rilevatori risonanti.planetalignment_white

I risultati sino ad ora ottenuti sottolineano la reale esistenza di una sovrapposizione di suoni celesti i quali tuttavia presentano una frequenza talmente bassa da non poter essere udita; per esempio il buco nero della galassia NGC 1275 produce un SI appartenente ad una tonalità 57 volte più bassa rispetto a quella del Do centrale e tutti i pianeti del Sistema Solare note 28 volte più gravi.

Ma la radioastronomia ha obiettivi che non si limitano a ciò: gli impulsi percepiti sono infatti fondamentali per lo studio delle pulsar, dei buchi neri e addirittura degli eventi universali più violenti, incluso il Big Bang, argomenti che con un semplice telescopio non si potrebbero mai approfondire, argomenti in cui il suono diventa sinonimo di possibilità di conoscenza.

Concludendo, si può dire che sì, Pitagora aveva ragione: l’Universo è una vera e propria orchestra, impegnata in un eterno concerto, di cui noi umani, a causa della nostra limitatezza, non avremo mai il biglietto ma di cui comunque faremo inconsciamente sempre parte, diretti da un Maestro misterioso.

Dalila Invernici

Studentessa della classe 4°N del Liceo Mascheroni in alternanza scuola-lavoro presso la Torre del Sole.

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One Comment su “LA MUSICA DELL’UNIVERSO”

  1. vitt39@libero.it Says:

    Cariisimi tutti, interessantissimo il nuuovo articolo della Invernici, grazie augurandomi di leggere ancora qualche articolo della suddetta, porgo cordiali saluti.

    Vittori dentella


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