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C’è qualcuno lassù?

14 marzo 2017

La recente notizia della scoperta del sistema planetario TRAPPIST-1 ha riacceso l’attenzione dei media e del pubblico sulla ricerca di vita al di fuori del nostro pianeta.

Sette pianeti di massa paragonabile alla Terra orbitano attorno ad una stella nana rossa, con una massa di 1/12 rispetto al nostro Sole. Tre dei sette pianeti si troverebbero ad una distanza dalla stella centrale tale da ricadere nella cosiddetta “fascia di abitabilità”, quella zona cioè dove le temperature superficiali permetterebbero la presenza di acqua liquida.

Ma parlare di possibili pianeti abitabili è per ora assolutamente prematuro. Dovremo attendere la messa in campo di strumenti più potenti come il nuovo telescopio spaziale James Webb o il telescopio europeo E-ELT che consentiranno forse di rilevare ed analizzare le eventuali atmosfere di questi pianeti.

Per approfondire questi temi VENERDI’ 31 MARZO 2017 alle ore 21.00 

sarà nostro ospite:

AMEDEO BALBI
Astrofisico, ricercatore all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Si occupa da anni di divulgazione scientifica, scrivendo per diversi quotidiani e periodici. Cura anche una rubrica mensile sulla rivista Le Scienze. E’ membro del Comitato Scientifico di BergamoScienza.
Ha scritto diversi libri, ultimi dei quali “Cercatori di meraviglia” (Rizzoli 2014) e “Dove sono tutti quanti” (Rizzoli 2016).

che terrà la conferenza:

DOVE SONO TUTTI QUANTI?

Un viaggio tra stelle e pianeti alla ricerca della vita.
Da sempre l’uomo si interroga sul suo posto nell’universo e si chiede se il nostro pianeta sia l’unico a essere abitato. Negli ultimi anni abbiamo fatto enormi progressi nella direzione di una possibile risposta. Ormai conosciamo oltre 3.000 pianeti che orbitano intorno ad altre stelle e nei prossimi anni studieremo con sempre maggiore dettaglio le loro caratteristiche fisiche. Questo ci permetterà di individuare candidati che potrebbero avere le caratteristiche adatte a ospitare la vita. Allo stesso tempo, anche l’esplorazione del nostro sistema solare potrebbe aiutarci a comprendere meglio le condizioni che rendono un pianeta abitabile. Con un po’ di fortuna, la risposta alla domanda: “siamo soli nell’universo?” potrebbe non essere molto lontana.

Un evento realizzato in collaborazione con: IWBANK – Silvia Ghisleni, Private Banker – silvia.ghisleni@iwbank.it – tel.3427844877

Ingresso € 3,00
Per informazioni/prenotazioni: tel 035621515 – info@latorredelsole.it

 

I BUCHI NERI

17 giugno 2016

EINSTEIN E LA RELATIVITÀ

Agli inizi del secolo scorso, Albert Einstein formula la teoria della Relatività, che va ad affiancare la teoria di gravitazione  di Isaac Newton. Per Newton la gravità crea un campo simile a quello prodotto da un magnete:  questo campo fa sì che la Terra eserciti su una mela o sulla Luna una “forza” che le attira. È un fatto normale: tutti i corpi che possiedono una massa esercitano tale forza. Einstein, invece, formula un’altra ipotesi : tutti i corpi dotati di massa, dal Sole fino a una biglia, curvano lo spazio attorno a se stessi. Per avere un’idea di ciò che significa basta pensare a una palla appoggiata su un materasso: deforma la superficie su cui poggia e scorre. Questo esempio riguarda uno spazio a due dimensioni, mentre Einstein pensava ad uno spazio a tre dimensioni:un po’ più difficile da immaginare. La Relatività generale ipotizza anche che un oggetto con densità molto elevata e con una grande massa può collassare su se stesso fino a concentrarsi in un punto a densità infinita. Quel punto è chiamato singolarità. La singolarità deforma così pesantemente lo spazio attorno a sé che neppure la luce, se vi passa sufficientemente vicino, può uscirne. Siamo così arrivati a immaginare un buco nero.

Deformazione Spazio-Tempo da parte della Terra

BUCHI NERI

La stella (ormai supernova, ovvero già esplosa) deve avere una massa davvero elevata per poi collassare su se stessa e formare così una regione di spazio che attira tutto ciò che vi si avvicina. La forza di attrazione gravitazionale di esso è immensa: qualunque cosa che gli passi troppo vicino viene catturata e vi cade dentro, senza poterne più uscire. Nemmeno un raggio di luce, che è la cosa più veloce che esista in natura, può sfuggire a questo mostro: non potendo emettere radiazioni, esso è completamente oscuro e non può essere “visto”. Da ciò deriva l’aggettivo “nero” che gli viene attribuito. Cosa succede però quando due buchi neri sono vicini? Dato che attraggono a sé tutto ciò che li circonda cominceranno ad avvicinarsi sempre più fino a fondersi l’uno con l’altro. Questa “unione” da origine a due “eventi” importanti: la creazione di un buco nero ancora più massiccio e la creazione di onde gravitazionali.

Buco Nero che risucchia una stella.

ONDE GRAVITAZIONALI

Quando due buchi neri si fondono, le loro masse si uniscono ma non sarà mai una somma perfetta, la parte “mancante” verrà trasformate in una energia diversa, quella delle onde gravitazionali che inizieranno ad espandersi verso tutto l’universo.Questo fenomeno è un’ulteriore conferma alla teoria della relatività di Einstein secondo cui la massa può trasformarsi in energia ( E=mc² ).

Buchi Neri in relazione tra loro creando onde gravitazionali

TEORIA DEI “WORMHOLE”

Un Wormhole, anche detto ponte di Einstein-Rosen o  tunnel spazio-temporale, è un passaggio nello spazio-tempo che permetterebbe di percorrere istantaneamente enormi distanze intergalattiche. Questa teoria prevede che due buchi neri riescano a deformare lo spazio-tempo a sufficienza da incontrarsi in un punto, formando cosi una specie di “ponte” di collegamento istantaneo a prescindere dalla distanza effettiva.

Due buchi neri connessi tra loro

 

 

Per approfondire cliccate sui seguenti link:

http://www.lescienze.it/argomento/buchi%20neri

http://www.treccani.it/enciclopedia/buchi-neri_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/

http://www.nasa.gov/audience/forstudents/k-4/stories/nasa-knows/what-is-a-black-hole-k4.html

 

                                                                                         Sara Fusco

Flavio Orlando

Tirocinanti presso “La Torre del Sole”

Giugno 2016

 

ANTARTIDE: IL SESTO CONTINENTE

17 marzo 2015

L’Antartide per le civiltà antiche rappresentava una terra mitica e misteriosa, ma negli ultimi due secoli è stata raggiunta da innumerevoli spedizioni fino a diventare quello che oggi è il più grande laboratorio scientifico del mondo.

Il continente antartico si racconta soprattutto attraverso le sue condizioni estreme: il freddo e le temperature che si aggirano attorno ai -70°, le tormente e i venti che soffiano a 330 km/h, i lunghi inverni senza sole,  l’altitudine, l’aridità, il rivestimento da parte di spesse calotte di ghiaccio e i panorami sterminati che ne conseguono e che si distendono per migliaia e milioni di km. L’ambiente estremo dell’Antartide è stato teatro di tragedie avvenute nella corsa al Polo Sud, quando, dopo numerosi tentativi da parte di diversi esploratori, il norvegese Amundsen conquistò il polo il 14 dicembre dell’anno 1911, e l’inglese Scott e i suoi compagni di spedizione (giunti al Polo il 17 gennaio del 1912) scoprendo di avere fallito si lasciarono pervadere dalla tristezza e non fecero più ritorno.

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Ma l’Antartide è anche estremamente affascinante per i suoi ecosistemi e le forme di vita, le manifestazioni elettromagnetiche dell’alta atmosfera, la geologia sepolta dalle calotte glaciali (nell’immagine sottostante è riportata la ricostruzione topografica del continente sepolto, ottenuta tramite rilievi radar), senza dimenticare l’importanza che riveste nella ricerca scientifica in diversi settori. Tra i progetti  e gli ambiti di ricerca : lo studio dei cambiamenti climatici globali, dei processi climatici, del paleoclima , della tettonica globale, ma anche ricerche astronomiche e cosmologiche, sulla biodiversità e la sperimentazione di nuove tecnologie, l’addestramento e la simulazione per l’esplorazione spaziale, la ricerca geofisica e sismologica, lo studio della magnetosfera, dei laghi sepolti e degli organismi estremofili.

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Il continente ghiacciato non è abitato, ma è sede di oltre 80 basi scientifiche appartenenti a 46 paesi diversi. Tra le stagioni invernali ed estive si conta la presenza tra le 1000 e le 5000 persone l’anno.

Dal punto di vista della ricerca scientifica, spicca in modo rilevante lo studio del clima e dei cambiamenti climatici globali. La ricerca avviene soprattutto prelevando campioni di ghiaccio a profondità fino a 3000 metri, in cui vengono analizzati  i valori di diversi isotopi di ossigeno e i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera.

Interessanti sono i laghi sepolti dell’Antartide, detti laghi subglaciali. La loro esistenza è stata scoperta da indagini geofisiche condotte a partire dagli anni ’60. Famoso è il lago di Vostok (localizzato sotto l’omonima stazione russa) che si trova a 3700 m di profondità, con dimensioni  di 250 km di lunghezza, 50 km di massima larghezza e 12.000 km2 di estensione. Ma la vera scoperta è stata quella di forme di vita estremofile che abitano tali laghi e che quindi sopravvivono in un ambiente estremo, immerso nell’oscurità, a condizioni di pressione molto elevate. Le immagini di seguito mostrano la posizione in Antartide del lago Vostok, la calotta glaciale carotata per raggiungere il lago e alcuni batteri estratti dal ghiaccio visti con il microscopio ottico e con il microscopio elettronico a scansione.

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batteri vostok al sem

 

È stato possibile raggiungere alcuni laghi tramite “scavi” nel ghiaccio ottenuti  iniettando acqua calda filtrata e purificata da fasci di raggi UV (per non contaminarne le acque e l’ecosistema). Lo studio di tali organismi riveste importanti ruoli, come ad esempio lo sviluppo di medicinali basati sullo studio delle loro capacità di vita in condizioni estreme, oppure per comprendere l’eventuale sopravvivenza di simili batteri estremofili su altri pianeti (come potrebbe essere nelle calotte polari di Marte, oppure al di sotto della crosta ghiacciata di Europa, satellite di Giove). Nell’immagine di seguito: la struttura interna di Europa, la crosta ghiacciata e l’oceano di acqua liquida di cui gli scienziati sono abbastanza certi dell’esistenza.

 

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Vi invitiamo ad approfondire il tema dell’Antartide durante la conferenza di Giovedi 26 marzo 2015 ore 21 :

“ANTARTIDE IL SESTO CONTINENTE”
Un continente gelido, remoto, inospitale, ma un immenso laboratorio per lo studio dei cambiamenti climatici globali e per la esplorazione di ecosistemi estremi come i laghi subglaciali.

Relatore: Prof. Ignazio Tabacco (il primo seduto da destra nell’immagine sottostante,  scattata durante una spedizione antartica, e nelle immagini successive), partecipante a numerose spedizioni in Antartide in veste di ricercatore geofisico dell’Università di Milano.

Ingresso: €3

 

tabacco antartide

 

antartide

ezio baffi antaride tabacco

LA MISSIONE DI ROSETTA

13 agosto 2014

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Marzo 1986: il satellite Giotto si avvicina al nucleo della cometa di Halley.

Agosto 2014: la sonda Rosetta, lanciata dieci anni fa dall’agenzia spaziale europea ESA, raggiunge la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko iniziando ad orbitarle intorno.

 

Non è dunque la prima volta che una sonda si avvicina ad una cometa ma l’episodio di Rosetta è diverso: quest’ultima infatti non si limiterà semplicemente ad un “avvicinamento” ma ad un vero e proprio atterraggio! In novembre infatti Rosetta sgancerà PHILAE, il rispettivo modulo di atterraggio, e sarà quindi in grado di studiare e analizzare le caratteristiche morfologiche, le proprietà dinamiche e la composzione del nucleo e della chioma di 67P.

Il principale obiettivo scientifico della missione è la comprensione dell’origine delle comete e delle relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare, elementi fondamentali per risalire alle origini del nostro Sistema Solare.

“L’avventura” di questa sonda si presume possa concludersi verso la fine del 2015.

 

Ma diciamo qualcosa di più sulla protagonista di questa missione!

 

Nome: Rosetta (derivante dalla sacra Stele di Rosetta, in quanto si pensa che essa possa svelare i misteri del sistema    solare.)

Peso: tre tonnellate

Data di lancio: 2 marzo 2004

Data di avvicinamento: 6 agosto 2014

Proprietario: ESA

Destinazione: cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Strumentazione: Virtis, con materiale per 11 esperimenti;

                                         Philae, con materiale per 9 esprimenti;

                                         Due pannelli solari della lunghezza di 14 metri.

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La buona riuscita della missione è fortemente sostenuta dall ‘A.S.I. in quanto la partecipazione italiana alla sonda Rosetta è stata fondamentale come spesso avviene nelle principali missioni dell’Esa; in particolare la ricerca e l’innovazione tecnologica italiana si è concentrata in 3 punti: i pannelli solari, tre strumenti della sonda madre e la mini-trivella del lander.

Questa Sonda quindi potrebbe essere considerata come un altro Orgoglio made in Italy!

 

Irene Crippa e Lucy Rossi, studentesse del liceo scientifico Lorenzo Rota (Calolziocorte), in alternanza scuola-lavoro presso il Parco Astronomico “La Torre del Sole”

IL CIELO ESTIVO 2014

18 giugno 2014

Elenchiamo di seguito gli oggetti più interessanti da notare durante il periodo estivo (ponendo come data indicativa quella del 20 luglio 2014 alle 23:00).

Carta con le principali costellazioni del 20 Luglio 2014, ore 23.00

Mappa del cielo con le principali costellazioni del 20 Luglio 2014, ore 23.00

COSTELLAZIONI
Individuato il Grande Carro, ben visibile a nord-ovest, è facile risalire, prolungando il lato “anteriore” del carro stesso di cinque volte la sua lunghezza, alla posizione della stella Polare, e quindi all’estremo del Piccolo Carro. Prolungando invece l’arco del manico si giunge ad incontrare una stella molto luminosa, Arturo, che appartiene alla costellazione del Boote; se si prosegue ancora lungo il prolungamento si può anche notare, bassa nel cielo, Spica, appartenente alla costellazione della Vergine e di colore azzurro molto intenso. Individuato Arturo, salendo in modo perpendicolare alla superficie terrestre troviamo  poi anche la costellazione della Corona Boreale, tuttavia poco visibile nel periodo estivo.
Significativo è poi il Triangolo Estivo (che non è una costellazione bensì un asterismo, cioè una “figura guida” del cielo, proprio come il Grande Carro), ma è facilmente individuabile in alto nel cielo (quasi allo zenit) perché delimitato da tre stelle molto luminose: Vega, appartenente alla costellazione della Lira; Deneb, nella costellazione del Cigno; Altair, nell’Aquila. Infine, a nord-est, si possono individuare la costellazione di Cassiopea, dalla tipica forma a W, e quella di Andromeda, molto bassa nel cielo (ben visibile invece nella tarda estate). Tra la Lira e la Corona Boreale è inoltre individuabile la costellazione di Ercole, allo zenit.

Triangolo estivo con Albireo al centro

Triangolo estivo con Albireo al centro

Come ogni costellazione, anche le tre a cui appartengono le stelle del Triangolo Estivo hanno delle storie alle loro spalle.
La leggenda vuole, infatti, che il Cigno altro non sia una delle sembianze di Zeus che di nascosto volava lungo la Via Lattea per raggiungere una delle sue innumerevoli amanti. L’Aquila invece, secondo la mitologia greca e romana, è l’uccello personale di Zeus, che trasporta avanti e indietro la folgore che il dio adirato lanciava contro i nemici. La Lira, poi, era lo strumento suonato da Orfeo, sventurato amante che discese negli Inferi per recuperare la bella Euridice, morta a causa di un morso di serpente. Tuttavia durante la risalita al mondo dei vivi cadde nella tentazione di guardarla e, contravvenendo al patto precedentemente stipulato con Ade, re degli inferi, la perse per sempre.

PIANETI
Durante il periodo estivo saranno ben visibili (nelle prime ore serali perché molto bassi) Marte, il “Pianeta Rosso”, nei pressi della costellazione della Vergine, a sud-ovest, e il “Signore degli Anelli” Saturno, sempre a sud-ovest ma nella Bilancia. Interessante è la congiunzione che si verificherà tra Saturno, Marte e la Luna il 31 agosto 2014 e sarà ben visibile appena dopo il tramonto.

Congiunzione Luna - Saturno - Marte

Congiunzione Luna – Saturno – Marte

STELLE DOPPIE
Interessanti sono anche alcune stelle doppie. Albireo, il becco del Cigno, è particolarmente bello per la sua costituzione di due stelle di colori contrastanti, una arancione, l’altra (più calda) di colore bianco-azzurro.
Pur essendo distanti tra loro 650 miliardi di chilometri (circa 50 volte il Sistema Solare), esse sono un vero e proprio sistema binario di stelle che ruotano attorno ad un comune centro di massa, pur con un periodo orbitale di svariate migliaia di anni. Già solo con pochi ingrandimenti è possibile individuare la struttura doppia della stella (che a occhio nudo appare come unica)
Nell’Orsa Maggiore si può invece notare Mizar, altra interessante stella doppia ben visibile anche ad occhio nudo che, da una più attenta osservazione, si è scoperto essere in realtà un sistema di sei stelle con un centro comune, pur essendo tra loro distanti circa un anno luce.

Fotografia di Albireo. Si notano molto bene i differenti colori delle due stelle

Fotografia di Albireo. Si notano molto bene i differenti colori delle due stelle

GALASSIE
Durante il periodo estivo la nostra galassia, la Via Lattea, è molto visibile. In particolare nei pressi dello Scorpione è individuabile il nucleo galattico, da cui si diparte uno dei bracci che attraversa la costellazione del Cigno. Per questo l’estate non è un periodo propriamente adatto all’osservazione di altre galassie.
Tuttavia tra le galassie più interessanti visibili ad occhio nudo (ovviamente come piccoli puntini luminosi) troviamo alcuni Oggetti Messier tra cui M31, nota anche come Galassia di Andromeda, e appartenente al Gruppo Locale di cui fa parte anche la nostra Via Lattea. Questa è visibile tuttavia solo nell’ultima parte dell’estate, in quanto si trova prendendo come riferimento l’omonima costellazione che sorgendo ad Est solo in tale periodo diverrà protagonista del cielo autunnale. Distante circa 2,5 milioni di anni luce, è la galassia spirale più vicina alla nostra galassia ed è anche il più lontano oggetto visibile senza l’ausilio di strumenti ottici.
M101, anche conosciuta come Galassia Girandola, è invece visibile nella costellazione dell’Orsa Maggiore, in prossimità di Mizar.
Sempre poco sotto all’Orsa Maggiore troviamo anche la coppia di galassie M51, costituita dalla Galassia Vortice, più grande, e da una seconda galassia più piccola parzialmente coperta da uno dei bracci della prima.

Veduta del nucleo galattico della Via Lattea dall’Emisfero Nord

AMMASSI STELLARI
M13
, o Ammasso Globulare di Ercole, è situato, come il nome stesso descrive, nella costellazione di Ercole: è il più luminoso ammasso globulare visibile nel cielo boreale e in esso è ambientata anche una novella del famoso scrittore fantascientifico Isaac Asimov.
All’orizzonte, poco sotto Cassiopea,  si può notare il Doppio Ammasso di Perseo, ben visibile anche ad occhio nudo a fine estate.

Fotografia di M13 Ammasso Globulare di Ercole o NGC 6205 Autori: Marco Schrievers, Riccardo Crescinbeni, Massimiliano Zulian e Giuseppe Spampinato.

Fotografia di M13 Ammasso Globulare di Ercole o NGC 6205
Autori: Marco Schrievers, Riccardo Crescinbeni, Massimiliano Zulian e Giuseppe Spampinato.

NEBULOSE
Tra le più belle nebulose visibili in questo periodo troviamo M16, o Nebulosa Aquila, individuabile dal prolungamento della “coda” dell’omonima costellazione verso sud. Al suo interno possono essere riconosciute alcune famose formazioni come i Pilastri della Creazione, lunghe nubi di gas oscuro.
Se prolunghiamo ancora verso sud possiamo notare anche M8, o Nebulosa Laguna, nei pressi del Sagittario, che è una delle regioni più brillanti del cielo notturno.
Nei pressi della Lira invece possiamo notare una delle più famose nebulose planetarie: M57, o Nebulosa Anello, a circa 2000 anni luce di distanza dalla Terra.
All’interno del Triangolo Estivo è poi individuabile la Nebulosa Manubrio, altra brillante nebulosa planetaria molto simile come struttura ad M57.
Infine, poco sotto Deneb si può osservare NGC 7000, detta anche Nebulosa Nord America per la sua particolare forma che ricorda la costa est del continente nordamericano.

Fotografia di M57 (Nebulosa Anello)

Fotografia di M57 (Nebulosa Anello). Crediti: Osservatorio di Palermo

PERSEIDI
Durante il periodo estivo la Terra, nel suo percorso attorno al Sole, si trova ad attraversare lo sciame meteorico delle Perseidi. La pioggia meteorica si manifesta dalla fine di luglio fino oltre il 20 agosto, con il picco di visibilità approssimativamente concentrato attorno al 12 agosto, quando la media è di circa un centinaio di scie luminose osservabili (in condizioni ottimali) ad occhio nudo ogni ora.

Fotografia di sei Perseidi (esposizione di 2 ore) da Weikersheim, Germania. Autore: Jens Hackmann

Fotografia di sei Perseidi (esposizione di 2 ore) da Weikersheim, Germania.
Autore: Jens Hackmann

De Filippis Matteo e Parabicoli Sara, studenti del Liceo Scientifico “La Traccia” (Calcinate), in alternanza scuola-lavoro presso il Parco Astronomico “La Torre del Sole”.

CHARIKLO: L’IMMENSITA’ DELLA NATURA IN UN “SASSOLINO”

16 giugno 2014
Chariklo con i suoi anelli

Riproduzione artistica dell’asteroide Chariklo con i suoi anelli (immagine: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser/Nick Risinger)

Pur non essendo spettacolari come quelli di Saturno, i due anelli densi e sottili che circondano Chariklo, un piccolo corpo planetario identificato nel 1997, rappresentano un’assoluta novità: non era mai stato notato nessun sistema di anelli attorno ad alcun corpo di così piccole dimensioni.

Chariklo è infatti un asteroide di 275 km di diametro appartenente ad una classe di planetoidi ghiacciati, le cui orbite ellittiche sono situate nella regione dei pianeti giganti (ovvero nella fascia compresa tra Giove e Nettuno), e che prende il nome di Centauri. Nome curioso ed interessante questo, perché, proprio come le mitologiche figure che possedevano un corpo metà umano e metà equino,  essi sono una via di mezzo tra asteroidi e comete. L’asteroide ha un’orbita caratterizzata da un’eccentricità del 18% ed un’inclinazione rispetto al piano dell’ellittica di circa 23°.

Pur essendo un corpo noto già da tempo, i suoi anelli sono invece stati scoperti molto recentemente, nel corso di un’occultazione stellare avvenuta il 3 giugno 2013 da parte proprio di questo Centauro. Per quanto questo avvenimento fosse già stato annunciato (allertando tutti gli osservatori sudamericani perché potessero osservarlo), i risultati attesi sono stati superati da un “imprevisto”: l’occultazione principale della stella UCAC4 248-108672 è stata infatti preceduta e seguita da alcuni cali di luminosità della luce da essa proveniente, segno evidente del passaggio di qualcosa di non ben identificato che si è frapposto tra la stella e i telescopi. Una successiva analisi delle immagini da vari punti della Terra ha poi permesso di rilevare e confermare la presenza degli anelli e, di conseguenza, di misurarne i parametri fisici.

I due anelli sono composti da particelle di acqua ghiacciata, hanno uno spessore l’uno di 3 km, l’altro di 7 km e sono separati tra loro da una fascia di circa 9 km. Si è ipotizzato che essi si siano formati in seguito alla collisione di un altro corpo cosmico  con Chariklo.

La scoperta degli anelli ha permesso di comprendere un altro fenomeno legato alle osservazioni di questo asteroide, ovvero la costante decrescita della sua luminosità, che è diminuita fino al 40% rispetto ai valori iniziali, per poi lentamente tornare ad aumentare dai primi mesi del 2008.

Ciò è spiegato, infatti, tenendo conto dello spostamento di Chariklo lungo la sua traiettoria e quindi del diverso orientamento degli anelli, la cui superficie è stata stimata a circa il 15% di quella totale e la cui riflettività è stata calcolata di tre volte superiore a quella dell’asteroide stesso, rispetto alla posizione della Terra, arrivando a mostrare, nel 2008, solo il proprio bordo. In seguito gli anelli sono tornati a mostrare la propria faccia, aumentando quindi la quantità di raggi solari riflessi e di conseguenza la luminosità.

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La curva di luce dell’occultazione sui dati del telescopio Danish all’osservatorio La Silla (Cile). La valle al centro del grafico corrisponde all’oscuramento da parte dell’asteroide, mentre le valli più piccole ai lati, etichettate 2013C1R e 2013C2R, corrispondono a quello dei suoi due anelli (immagine: Braga-Ribas et al., Nature, 2014)

Al di là della mera scoperta che potrebbe ridursi ad una semplice informazione fine a se stessa, ciò che è interessante notare è che ancora sappiamo ben poco di ciò che ci circonda, tanto che addirittura un semplice “sassolino dell’Universo” come Chariklo svela quanto la natura sia immensamente più grande della nostra immaginazione.

De Filippis Matteo e Parabicoli Sara, studenti del Liceo Scientifico “La Traccia” (Calcinate), in alternanza scuola-lavoro presso il Parco Astronomico “La Torre del Sole”.

Nuova scoperta: supernova SN2014J

28 gennaio 2014

Come spesso accade le grandi scoperte nel mondo della scienza avvengono in maniera del tutto fortuita. Curiosità e osservazione, componenti principali del metodo scientifico, ci conducono su strade sconosciute che inaspettatamente ci introducono a nuovi saperi.

E’ così che nella notte del  21 gennaio 2014 il  Dr. Fossey dell’Università di Londra, durante una lezione con degli studenti di astrofisica, scopre una delle più luminose supernove degli ultimi tempi. Una di quelle scoperte che lasciano il segno e vengono ricordate nei libri di scienza. Sono bastati 10 minuti al telescopio dell’Università di Londra, per passare alla storia acquisendo spettri e immagini del cataclisma cosmico.

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Immagine con dati catturati tra il 2007 e 2013 Image Credit: NASA/Swift/P. Brown, TAMU

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Immagine di M82 del 22 Gennaio 2014 Image Credit: NASA/Swift/P. Brown, TAMU

LA STORIA

“Il meteo stava peggiorando – rivela il Dr. Fossey – così invece della lezione pianificata per la classe di Astronomia, ho dato agli studenti una dimostrazione introduttiva di come usare la camera CCD su uno dei telescopi automatici da 35 centimetri dell’Osservatorio”. Gli studenti scelgono cosa puntare. L’obiettivo stavolta era M82, la brillante e fotogenica galassia Sigaro posizionata nella costellazione dell’Orsa Maggiore, accessibile quella notte solo attraverso una piccola porzione visibile di volta celeste londinese.

Durante il puntamento del telescopio, il Dr. Fossey nota una nuova “stella” sovrapposta alla galassia, mai vista nelle precedenti osservazioni. Immediatamente analizza online l’archivio di immagini disponibili della M82.  Era evidente il nuovo astro. Con le nubi in arrivo, non c’era quasi più tempo di controllare. Una rapida serie di esposizioni di 1-2 minuti attraverso diversi filtri, poi subito la ripresa dell’oggetto per misurarne la luminosità e il colore. Nel frattempo si attiva un secondo telescopio per ottenere una seconda fonte di preziosi dati, ossia per assicurarsi di non aver preso un granchio, per scongiurare qualsiasi errore strumentale. Alle 19:40 ore di Londra, le nubi quasi conquistano la Specola. C’è appena il tempo di effettuare una seconda presa di dati per confermare la natura astronomica della sorgente. Poiché non c’erano online notizie ufficiali di scoperta su quella fetta di cielo, il Dr. Fossey  comprende di essere il primo. Forse la sorgente è una Supernova. Non c’è tempo da perdere. Trasmette un Alert alla comunità astronomica mondiale per la conferma della scoperta e, cosa più importante, per ottenere uno spettro di verifica che potrebbe validare o meno la natura della Supernova, preferendola ad altri fenomeni celesti come un asteroide di “passaggio” sulla galassia! Fossey  prepara così il Report per la International Astronomical Union, da inviare al Central Bureau for Astronomical Telegrams.  Non appagato, lancia un Alert anche al team di ricerca delle Supernova negli USA che ha facile e immediato accesso alle strutture di spettroscopia più avanzate al mondo. Gli spettri collezionati dagli astronomi si moltiplicano con le osservazioni di altri centri di ricerca. I dati confermano che la nuova Supernova esplosa in M82 è di categoria Ia, forse in un sistema binario. Il report ufficiale della IAU conferma che Fossey è stato il primo. La SN2014J è sua.

Incredibilmente programmi professionali di ricerca supernova, come il LOSS, AST e LASSST, e anche esperti ricercatori amatoriali come il giapponese Itagaki, non si sono accorti dell’oggetto. Su un’immagine di Itagaki ripresa il 15 gennaio la supernova era già presente e di mag. +14,4 quindi è presumibile che la prima luce dell’esplosione sia giunta fino a noi fra il 14 e il 15 gennaio. In un’immagine profonda del MASTER ottenuta il 13 gennaio la supernova infatti non compare.

Una sequenza d'immagini scattate da Itagaki tra il 14 e 15 gennaio.

Una sequenza d’immagini scattate da Itagaki tra il 14 e 15 gennaio.

LA SUPERNOVA SN2014J

Questa supernova è lo stadio finale di una stella nella galassia M82, non localizzata nel nucleo, ma a 58 arcosecondi ad ovest-sudovest. Si tratta infatti della supernova più vicina a noi dopo quella esplosa nel 1987 nella Grande nube di Magellano che si rese visibile ad occhio nudo raggiungendo la mag. +3.

Purtroppo, anche il telescopio spaziale Hubble, non è stato in grado di individuare la stella progenitrice, nelle fotografie antecedenti all’esplosione. Questa impossibilità è causata dalla abbondante polvere interstellare del disco galattico che nasconde la “visuale”.

M82 è una galassia irregolare soprannominata “Sigaro” posta nella costellazione dell’Orsa Maggiore e distante circa 12 milioni di anni luce; in prospettiva è posizionata di taglio e non è quindi possibile vedere le sue spirali dalla nostra Terra.  Insieme alla sua stupenda compagna M81 formano una delle coppie di galassie più fotogeniche e bersagliate dagli astrofili in questo periodo dell’anno, a metà della notte, è già alta verso lo zenit.

A questa supernova è stata data la sigla SN2014J: SN – supernova; 2014 – è l’anno in cui è stata scoperta; J – è la decima lettera dell’alfabeto, perché è la decima Supernova  dall’inizio dell’anno. È una supernova di Tipo Ia, la più violenta.   Le  analisi spettrali della luce della SN2014J, suggeriscono che debba ancora esprimere tutto il suo fulgore prima di raggiungere il massimo. Le supernove di tipo Ia sono in genere frutto della totale disintegrazione della massiccia stella progenitrice, i cui frammenti in espansione a 20mila Km/s vengono scagliati nello spazio per decine di anni luce distruggendo tutto quello che incontrano. Un vero cataclisma in grado di distruggere ipotetici sistemi planetari alieni posti nelle vicinanze.

La classificazione delle supernove viene fatta sulla base delle caratteristiche della loro curva di luce e delle linee di assorbimento dei diversi elementi chimici che appaiono nei loro spettri. Una prima divisione viene effettuata sulla base della presenza o dell’assenza delle linee dell’idrogeno. Se lo spettro della supernova presenta tali linee, essa viene classificata come di Tipo II; altrimenti è di Tipo I. Ognuna di queste due classi è a sua volta suddivisa in base alla presenza di altri elementi chimici o alla forma della curva di luce.

Quando raggiungono il picco di luminosità, le Supernova Ia non solo sono estremamente brillanti e per questo visibili anche a miliardi di anni luce di distanza ma presentano anche una luminosità intrinseca costante. Questa proprietà le rende “candele standard“ di eccezionale utilità per la determinazione delle distanze intergalattiche. Saul PelmutterAdam Riess e  Brian Schimdt studiando la luminosità delle Supernova-Ia a grandi redshifts hanno scoperto l’espansione accelerata dell’Universo e hanno ricevuto il premio Nobel per la fisica nel 2012.

Considerata la distanza di questa galassia, 12 milioni di anni luce, il cataclisma deve essere avvenuto quando sulla Terra il genere umano non esisteva ed era ancora soltanto un’idea nei sistemi evolutivi del nostro pianeta. Dopo 12 milioni di anni la luce di questo potente cataclisma è arrivata ai nostri occhi, visibile grazie alle ottiche dei telescopi moderni.

L’esplosione di Supernova più luminosa mai registrata, almeno da quando ci sono tracce scritte di osservazioni celesti, è avvenuta nell’Anno Domini 1006 all’interno della nostra Galassia. Per molti giorni è stato l’astro più luminoso del cielo e visibile anche di giorno.

Ora la SN2014J è alla portata di tutti gli astrografi. È sufficiente un piccolo telescopio amatoriale. Le galassie M81 e M82 formano un doppietto piuttosto osservato, tipico del periodo invernale. Attualmente la supernova è ad una magnitudine di circa +11, ma non è detto che la sua luminosità aumenti tanto da poter essere vista non solo in fotografia ma anche nel visuale o addirittura con un buon binocolo. Il 25 gennaio 2014 da Passo Pertus – BG è stata possibile osservarla con un telescopio Celestron C8 a medio ingrandimento. Scattando una foto di M81 e M82 è possibile mettere in evidenza la supernova.

Autore: Massimiliano Zulian (Parco Astronomico la Torre Del Sole-Circolo Astrofili Bergamaschi) Dati tecnici:
Camera Canon 1100d modificata JTW Astronomy.
Telescopio Takahashi FS 78 ridotto a f/4,9
16 pose da 120s a 800 iso
8 pose da 120s a 1600 iso
Elaborazione: Dss, Nebulosity, Photoshop CS6

Purtroppo M81 e M82 fanno parte degli oggetti celesti del profondo cielo, quindi non osservabili ad occhio nudo. Per tentare di trovarle nel cielo dovete guardare verso Nord, in direzione del Grande Carro e puntando un telescopio non lontano dalla stella Dubhe è possibile scorgere lo sbuffo luminoso della galassia Sigaro con una stella brillante che è la supernova SN2014J.

Modulo cielo per attività Stellarium

Se non vi è possibile usare un telescopio, potete recarvi in un osservatorio astronomico oppure collegarvi ai tanti siti che danno immagini molto aggiornate, per esempio:

Ultime immagini della supernova

Astrobin – asrografi amatoriali

News dallo spazio

Clicca sull’immagine per vedere la sequenza di foto della galassia M82

M82SN_ArrowBlock

APOD 24 gennaio 2014
Image Credit & Copyright: Adam Block, Mt. Lemmon SkyCenter, U. Arizona

Ancora una volta il cielo ci regala preziose informazioni sulle dinamiche di un Universo in continua evoluzione. Dinamiche su scale di tempo assolutamente lontane dalla nostra quotidianità, all’interno delle quali è ancora molto difficile capire la nostra collocazione. Speriamo che questa sia l’occasione per aggiungere uno dei tanti tasselli mancanti alla nostra conoscenza dello spazio e delle energie che lo dominano.


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