Posted tagged ‘asteroide’

CHARIKLO: L’IMMENSITA’ DELLA NATURA IN UN “SASSOLINO”

16 giugno 2014
Chariklo con i suoi anelli

Riproduzione artistica dell’asteroide Chariklo con i suoi anelli (immagine: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser/Nick Risinger)

Pur non essendo spettacolari come quelli di Saturno, i due anelli densi e sottili che circondano Chariklo, un piccolo corpo planetario identificato nel 1997, rappresentano un’assoluta novità: non era mai stato notato nessun sistema di anelli attorno ad alcun corpo di così piccole dimensioni.

Chariklo è infatti un asteroide di 275 km di diametro appartenente ad una classe di planetoidi ghiacciati, le cui orbite ellittiche sono situate nella regione dei pianeti giganti (ovvero nella fascia compresa tra Giove e Nettuno), e che prende il nome di Centauri. Nome curioso ed interessante questo, perché, proprio come le mitologiche figure che possedevano un corpo metà umano e metà equino,  essi sono una via di mezzo tra asteroidi e comete. L’asteroide ha un’orbita caratterizzata da un’eccentricità del 18% ed un’inclinazione rispetto al piano dell’ellittica di circa 23°.

Pur essendo un corpo noto già da tempo, i suoi anelli sono invece stati scoperti molto recentemente, nel corso di un’occultazione stellare avvenuta il 3 giugno 2013 da parte proprio di questo Centauro. Per quanto questo avvenimento fosse già stato annunciato (allertando tutti gli osservatori sudamericani perché potessero osservarlo), i risultati attesi sono stati superati da un “imprevisto”: l’occultazione principale della stella UCAC4 248-108672 è stata infatti preceduta e seguita da alcuni cali di luminosità della luce da essa proveniente, segno evidente del passaggio di qualcosa di non ben identificato che si è frapposto tra la stella e i telescopi. Una successiva analisi delle immagini da vari punti della Terra ha poi permesso di rilevare e confermare la presenza degli anelli e, di conseguenza, di misurarne i parametri fisici.

I due anelli sono composti da particelle di acqua ghiacciata, hanno uno spessore l’uno di 3 km, l’altro di 7 km e sono separati tra loro da una fascia di circa 9 km. Si è ipotizzato che essi si siano formati in seguito alla collisione di un altro corpo cosmico  con Chariklo.

La scoperta degli anelli ha permesso di comprendere un altro fenomeno legato alle osservazioni di questo asteroide, ovvero la costante decrescita della sua luminosità, che è diminuita fino al 40% rispetto ai valori iniziali, per poi lentamente tornare ad aumentare dai primi mesi del 2008.

Ciò è spiegato, infatti, tenendo conto dello spostamento di Chariklo lungo la sua traiettoria e quindi del diverso orientamento degli anelli, la cui superficie è stata stimata a circa il 15% di quella totale e la cui riflettività è stata calcolata di tre volte superiore a quella dell’asteroide stesso, rispetto alla posizione della Terra, arrivando a mostrare, nel 2008, solo il proprio bordo. In seguito gli anelli sono tornati a mostrare la propria faccia, aumentando quindi la quantità di raggi solari riflessi e di conseguenza la luminosità.

chariklo_ring_profile.png.CROP_.original-original

La curva di luce dell’occultazione sui dati del telescopio Danish all’osservatorio La Silla (Cile). La valle al centro del grafico corrisponde all’oscuramento da parte dell’asteroide, mentre le valli più piccole ai lati, etichettate 2013C1R e 2013C2R, corrispondono a quello dei suoi due anelli (immagine: Braga-Ribas et al., Nature, 2014)

Al di là della mera scoperta che potrebbe ridursi ad una semplice informazione fine a se stessa, ciò che è interessante notare è che ancora sappiamo ben poco di ciò che ci circonda, tanto che addirittura un semplice “sassolino dell’Universo” come Chariklo svela quanto la natura sia immensamente più grande della nostra immaginazione.

De Filippis Matteo e Parabicoli Sara, studenti del Liceo Scientifico “La Traccia” (Calcinate), in alternanza scuola-lavoro presso il Parco Astronomico “La Torre del Sole”.

Annunci

15 Febbraio 2013: Armageddon?

9 febbraio 2013

Delusi dai Maya riguardo la fine del mondo? Per i catastrofisti amareggiati dalla mancata violenza del termine del ciclo cosmico millenario (annunciato per il 21 dicembre 2012) potrebbe presentarsi un occasione di rivalsa.

images

Già il 23 febbraio 2012 venne individuato dall’Osservatorio astronomico di La Sagra (Andalusia) un asteroide delle dimensione di circa 57 metri di diametro e una massa stimata di 130.000 tonnellate. Questo, monitorato costantemente nel corso dell’anno, si è calcolato che nella sua orbita attorno al Sole sfiorerà la Terra avvicinandosi pericolosamente nella serata dell’ormai prossimo 15 febbraio 2013.

 L’asteroide è stato classificato come NEO (Near Earth Object) classe ”Apollo”, ossia categoria nella quale sono raggruppati tutti gli oggetti la cui orbita interseca quella della Terra.

Tuttavia i ricercatori del Near-Earth Object Program Office rassicurano: l’asteroide (denominato 2012 DA14) si manterrà ad una distanza approssimativa di 27.000 km dalla superficie terrestre. Distanza che tutto sommato lo porterà ad una quota inferiore persino a quella delle orbite dei satelliti geostazionari (35.000 km) sopra l’equatore. Un asteroide da record, quindi!

604px-2012da14-news174

Nonostante la vicinanza, a occhio nudo non sarà possibile osservarlo: infatti, anche se si avvicinerà notevolmente al Pianeta Azzurro, la sua magnitudine assoluta è stimata essere + 24,4, né la luce del Sole illuminerà a sufficienza l’oggetto a  causa delle ridotte dimensioni dello stesso; infatti l’astro si  manterrà intorno alla modesta magnitudine relativa di +8 .

Sarà comunque una splendida occasione per astrofili e appassionati: anche con telescopi amatoriali o semplici binocoli sarà possibile trovarlo nel cielo notturno e osservarne il passaggio.

percorso-asteroide

Mappa del passaggio 15 febbraio dall’ Italia

 

L’evento sarà visibile in Italia a partire dalle 20:45, quando il piccolo NEO comparirà nel cielo ad Est, procedendo verso Nord, in direzione della costellazione dell’Ursa Maior.

Le uniche conseguenze di questo incontro ravvicinato le subirà l’asteroide stesso: la sua orbita verrà deviata dalla Terra, che eserciterà un’attrazione gravitazionale non indifferente sul corpo celeste. Subirà perciò un cambiamento di categoria che lo porterà dalla famiglia denominata ”Apollo” a quella degli ”Aten”, comprendente oggetti orbitanti attorno al Sole in un movimento di ampiezza minore del raggio del moto terrestre. 

Ciò farà sì che in futuro il percorso dell’asteroide attorno al Sole lo porterà nuovamente nei pressi del nostro pianeta, ma le probabilità d’impatto resteranno praticamente nulle. Un cambiamento inverso l’avrà l’ormai celebre asteroide Apophis in seguito all’incontro previsto per il 13 aprile 2029: esso infatti cambierà la sua rotta, rischiando, sempre con basse probabilità ma non nulle, di scontrarsi con la Terra il 13 aprile 2036.

Dunque, chi non aspetta altro che l’Armageddon resterà deluso per molti anni ancora.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: