Posted tagged ‘Terra’

TRANSITO DELLA TERRA DA GIOVE 5 gennaio 2014

4 gennaio 2014

Il 5 gennaio 2014 se noi ci trovassimo su Giove potremmo vedere il transito della Terra sul Sole. Un transito della Terra viene osservato da Giove ogni qualvolta la Terra si interpone fra il pianeta e il Sole, oscurandone una piccola parte del disco, proprio come i pianeti extrasolari che conosciamo in transito; durante un simile evento, un ipotetico osservatore su Giove potrebbe osservare la Terra come un disco nero che attraversa il disco solare. Osservando Giove da terra ed usandolo come uno specchio, saremo in grado di vedere il transito della Terra riflesso dalla luce di Giove. Questo potrebbe aiutare la ricerca a capire l’atmosfera dei pianeti extrasolari in transito davanti alle loro stelle. Quella notte quindi i grandi telescopi saranno puntati su Giove per cercare di vincere questa sfida ambiziosa, visto che i prossimi transiti saranno il 13 luglio 2020 e 13 gennaio 2026. I transiti della Terra da Giove si ripetono ogni 83 anni; i transiti di dicembre-gennaio, come quelli di giugno-luglio, ricorrono ordinatamente a distanza di 12, 12, 12 e 47 anni.

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prendete nota delle date dei prossimi transiti nel sistema solare, consigliabili sono quelli di Giove visto da Saturno e quello di Urano visto da Nettuno, saranno degli eventi astronomici irripetibili:

Da Marte:
Mercurio 04-06-2014
Venere 19-08-2030
Terra 10-11-2084

Da Giove:
Mercurio 12-01-2018
Venere 25-05-2024
Terra 10-01-2026
Marte 08-07-2040

Da Saturno:
Terra 20-07-2020
Marte 17-05-2024
Mercurio 19-10-2027
Venere 04-01-2028
Giove 18-03-7541

Da Urano:
Marte 13-12-2018
Mercurio 26-10-2020
Terra 17-11-2024
Venere 22-09-2028
Saturno 08-04-2669
Giove 24-10-2714

Da Nettuno:
Marte 05-05-2026
Mercurio 30-11-2037
Venere 27-10-2042
Saturno 29-05-2061
Terra 25-01-2082
Giove 08-08-2188
Urano 17-08-111551

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ATTIVITÀ ESTIVE PER RAGAZZI ALLA TORRE DEL SOLE (BG)

3 giugno 2013

Questa estate abbiamo pensato a qualcosa di speciale per i bimbi. Un modo simpatico per imparare divertendosi. Stando a contatto con esperti del mondo della scienza.
Attività estive per ragazzi da 6 a 13 anni:
– SCUOLA ESTIVA D’ASTRONOMIA
– SCUOLA ESTIVA DELLE SCIENZE DEL PIANETA TERRA
– SCUOLA ESTIVA DI MAGIC MATICA
Consulta il programma e chiedi informazioni chiamandoci allo 035 621515.

ATTIVITA ESTIVE 2013

Rubbia, neutrini e gomitoli di lana

6 aprile 2011

29 marzo: ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso parte l’esperimento ICARUS. Lo stesso giorno, “Carlo Rubbia” (e le virgolette, vedremo, sono d’obbligo) espone ai lettori del Corriere il meccanismo e le finalità di questo progetto che vede l’Italia all’avanguardia mondiale. Un rivelatore di 600 tonnellate a 1400 metri di profondità intercetterà i neutrini “sparati” dal CERN di Ginevra e ne studierà le proprietà. Il fascio prodotto in Svizzera, spiega l’articolo, viaggia a velocità prossime a quella della luce e attraversa 732 kilometri di roccia prima di “riaffiorare” in prossimità del Gran Sasso grazie alla rotazione terrestre.

Il percorso dei neutrini da Ginevra al Gran Sasso (fonte: CERN)

Grazie alla rotazione terrestre? C’è qualcosa che non va, e non serve conoscere nei dettagli il comportamento dei neutrini per accorgersene. La questione è semplice: rispetto alla velocità a cui si muovono le particelle in questione (quasi 300’000 km/s!), la rotazione terrestre è insignificante. I “proiettili” lanciati dal CERN impiegano circa due millesimi di secondo per riemergere ai laboratori del Gran Sasso, e in quel minuscolo intervallo di tempo la superficie terrestre si è spostata di un’ottantina di centimetri: molto poco rispetto ai circa 2 kilometri di larghezza del fascio che arriva ai rivelatori di ICARUS. Nei documenti ufficiali che illustrano il progetto della parola “rotation” non c’è traccia, e anche Adriano di Giovanni, fisico dei neutrini e ricercatore presso i Laboratori del Gran Sasso, ci conferma: “L’effetto della rotazione terrestre su un oggetto che viaggia alla velocità della luce produce un’incertezza trascurabile, rispetto alle dimensioni della distribuzione di arrivo dei neutrini qui ai Laboratori.” In altre parole: la “pennellata” di neutrini è talmente ampia che con o senza rotazione terrestre le particelle colpirebbero ugualmente il loro bersaglio.

Ma allora, cosa aveva in mente chi ha scritto l’articolo? Probabilmente, un altro concetto: curvatura. Se infatti la superficie terrestre non fosse curva, nessun oggetto rettilineo che entri nella crosta potrebbe riemergerne, sia esso un fascio di neutrini o qualsiasi altra cosa. Pensiamo a un ago diritto conficcato in un materasso: non può collegare tra loro due fori sulla stessa faccia. Infilando un ago in un gomitolo di lana, invece, lo si potrà attraversare da parte a parte anche in punti non opposti. Questo perché il gomitolo è sferico – dunque curvo, non certo perché gira (potrebbe benissimo essere fermo) o perché l’ago è fatto di neutrini (non lo è). Insomma, è grazie alla curvatura terrestre che il fascio di neutrini studiato da ICARUS può “conficcarsi” nella Terra a Ginevra e riemergere al Gran Sasso.

Improbabile che Carlo Rubbia in persona incappi in simili imprecisioni: proprio lui che nel 1977 ha ideato il meccanismo base dell’esperimento e da allora ne segue la messa in atto! Non sarà allora che l’articolo l’avrà scritto qualcun altro, magari rielaborando solo alcune parole del premio Nobel?
Comunque sia, è lecita una domanda: al Corriere la firma di Rubbia interessa come garanzia di chiarezza e attendibilità scientifica, o piuttosto come puro specchietto per le allodole, buono a prescindere dai contenuti e dall’effettiva paternità dei testi?


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